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COME GESTIRE I COMPORTAMENTI PROBLEMA 1

AUTISMO E COMPORTAMENTI PROBLEMA
Una piccola guida Parte1

Il numero di bambini con diagnosi di un Disturbo dello Spettro Autistico è aumentato
drammaticamente negli ultimi 20 anni. Sulla base di queste evidenze, sembra essere fondamentale il ruolo della famiglia nel sostenere, supportare ed aiutare questi ragazzi. Tuttavia, i genitori di bambini con autismo sperimentano molti sintomi secondari ad una situazione di stress cronici e acuti che possono erodere la soddisfazione coniugale e il buon funzionamento della famiglia. E' opportuno considerare che all'interno della famiglia spesso ci sono altri figli, i quali hanno anche loro delle aspettative, un modo di considerarsi e di percepirsi.Non sono rari i casi di acting-out e quindi di litigi tra figli e genitori. I primi urlano e sostengono i propri bisogni, negligendo – almeno a prima vista-, i bisogni dei fratelli meno fortunati. E' per questo imprescindibile l'importanza di un chiaro ed efficace supporto psicologico alla famiglia. Tale intervento non deve essere visto come un luogo di incontro tra terapeuta e genitori, i quali “scaricano” sul terapeuta la propria ansia e il proprio stress; visto cosi sarebbe riduttivo e non di certo efficace.

Il terapeuta, magari di stampo cognitivo-comportamentale, deve aiutare e seguire la famiglia anche nei compiti più semplici, che si sa in questi casi non lo sono mai. A volte bastano semplici accorgimenti, altre volte la questione appare più complessa, ma non è mai disperata come sembra.

Uno degli aspetti più importanti che colpisce il mondo della disabilità è la gestione di quelli che vengono definiti i “comportamenti-problema”, ossia l'insieme dei comportamenti non funzionali che il ragazzo agisce in un particolare momento della giornata o in conseguenza di un particolare evento.

Tra i comportamenti problema, figurano ovviamente gli atti di aggressività, eterodiretta ed autodiretta (autolesionismo), i quali hanno sempre la priorità – a seconda della gravità-, in un piano di trattamento.

 
DOMANDA: Ma cosa fare quando mio figlio emette un comportamento autolesivo?




E' di certo una bella domanda ed apre un bel po' di questioni di origine sia teorica che pratica. Infatti, se la teoria dice certe cose, la pratica non di rado ce ne suggerisce altre.

Ma semplificando al massimo il discorso al fine di dare utili suggerimenti a chi si appresta a fare un primo intervento di “pronto soccorso” sui comportamenti problema, dobbiamo parlare immediatamente di OSSERVAZIONE. Anche se sembra un qualcosa di “vecchio quanto il mondo”, la cara vecchia osservazione risulta essere un valido alleato rispetto alla gestione dei comportamenti problema. Vediamo come possiamo utilizzarla

CONSIDERIAMO UN COMPORTAMENTO PROBLEMA ed osserviamo quando questo viene emesso. Possiamo dividere la nostra unità osservativa in più parti, allo scopo di vedere con più precisione quando si verifica il comportamento problema.

E' ormai classico l'utilizzo della scheda A B C . Ove con B si indica il comportamento oggetto di indagine (e che vogliamo ridurre), A invece è l'antecedente ossia quello che avviene immediatamente prima, mentre C è la conseguenza ossia quello che avviene immediatamente dopo. Semplificando il tutto possiamo dire, che in genere se l'A è la situazione “precipitante”, C è quello che invece mantiene il “sintomo” o nel nostro caso il comportamento problema. Pertanto al fine di ridurre il comportamento oggetto di indagine è di PRIMARIA IMPORTANZA, studiare ed osservare il comportamento problema, mediante la Scheda di Osservazione A B C, annotando nel modo più preciso possibile cosa avviene prima e cosa avviene dopo. Solo una volta effettuata questa puntuale e precisa osservazione si potrà passare al trattamento.

DOTT ANTONIO FABOZZI PSICOLOGO
PSICOTERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE
CONTATTI TEL 328 71 09 932
PAGINA FACEBOOK --> Dott Antonio Fabozzi (Psicologo Clinico)

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